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Dal Pacifico alle Dolomiti… Per tre volte! Intervista a Randall Johnson

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Dal Pacifico alle Dolomiti… Per tre volte! Intervista a Randall Johnson

Sapete dove si trova l’isola di Guam? È un pezzo di paradiso sperduto nell’Oceano Pacifico, lontano anche dalla terra che ha più vicina, il punto più orientale della Cina. Ci sono 11.812 km tra la Val Pusteria e Randall Johnson, il direttore del coro dell’Università di Guam, che ha coperto questa distanza per ben 3 volte in pochi anni pur di essere presente al nostro Festival.

Gli abbiamo chiesto di rispondere a qualche nostra domanda e ne è nata una chiacchierata bellissima sulla musica, il suo coro ma, soprattutto, sulla motivazione che l’ha portato, per la terza volta, a intraprendere un viaggio lunghissimo per essere con noi all’Alta Pusteria Festival.

Per prima cosa: chi è Randall Johnson?

Per farla breve? Io sono una delle persone più fortunate del mondo. Grazie al destino più che alle mie capacità, ho viaggiato per più di 30 nazioni del mondo suonando il sassofono, la chitarra, cantando e dirigendo cori. Sono nato a Seattle, Washington, e ho studiato musica all’Università di Washington, e lì ho conseguito il dottorato come direttore di cori. Nel 1992 mi sono trasferito a Guam, e da allora mi sto godendo la vita su un’isola tropicale!

Qual è il tuo legame con la musica?

Sono cresciuto con cinque fratelli, in una famiglia di musicisti. Siamo diventati tutti professionisti della musica, anche se in diversi ambiti. Potete immaginare il caos che regnava dentro casa mia, musica in ogni momento della giornata! Adoro ogni cosa che riguarda il fare musica, dalle esibizioni al componimento, e adoro quasi ogni tipo di musica, da quella che ti risveglia emozioni nel profondo dell’anima, a quella che ti fa ridere o ballare. E vivo la mia vita coerentemente: una sera dirigo il mio coro su tonalità angeliche, la sera dopo magari mi ritrovo in costume tradizionale tedesco a suonare la musica Oom-pah. Ho anche pubblicato da poco la mia composizione di un pezzo corale.

Hai un autore o genere preferito?

Solitamente no. Posso perdermi nei toni rinascimentali di Giovanni Pierluigi da Palestrina e un secondo dopo mettere John Cage. Per quanto riguarda il genere, ho sempre pensato che la sinfonia fosse l’ultima forma pura della musicale occidentale. Ma in quest’era moderna in cui ci muoviamo sempre alla massima velocità non riesco più a sentirne una per intero. Ovviamente lavorando nel mondo dei cori e della musica vocale, ascolto moltissimo al riguardo. Per quanto riguarda la musica leggera, adoro gli intramontabili John Coltrane, Charlie Parker, Ella Fitzgerald, George Gershwin così come i nuovi artisti: Diane Krall, Ariana Grande, Marsalis brothers, etc. Ho una figlia di 9 anni che mi aiuta a tenermi aggiornato al riguardo!

Raccontaci qualcosa del coro dell’Università di Guam che abbiamo visto cantare nel corso del nostro evento.

In 28 anni all’università di Guam ne ho avuti due: uno molto grande, e uno più ristretto che si è focalizzato sulla musica a cappella di diversi stili. Sebbene eseguano materiale “classico”, sono conosciuti soprattutto per le loro selezioni jazz e pop. Molto spesso cantano con singoli microfoni perché garantiscono un migliore equilibrio tra i bassi molto bassi e il percussionista vocale. Il nome del gruppo è “Latte Tones” ed è un derivato della “Pietra di Latte” (Latte Stone) che rimanda alla storia degli indigeni di Guam, i Chamorros.

È la terza volta che prendi parte all’Alta Pusteria Festival: puoi dirci cosa ami così tanto del nostro evento?

Certo… La risposta è nel giusto mix tra persone e luogo. Io e il mio coro viviamo in un’isola molto piccola dove la montagna più alta che abbiamo arriva a 400 metri. Potete immaginare l’impatto emotivo che è stato salire per la prima volta sulle Dolomiti e guardare in basso per uno che è cresciuto principalmente con la vastità dell’oceano negli occhi. È qualcosa che vuoi riprovare ancora e ancora!

In più, il modo d’essere delle persone nell’Isola di Guam è molto aperto e sociale, e il Festival è un’occasione per conoscere tantissime persone con la stessa passione per la musica. Ultimo, ma non ultimo, c’è l’amore per la performance. Ogni coro, ama esibirsi e condividere con gli altri il proprio repertorio, e la bellezza dell’Alta Pusteria Festival è che a differenza di molti eventi del settore, le esibizioni qui sono fatte per l’amore di dare qualcosa di bello al pubblico, non con l’intento di scegliere accuratamente un repertorio per vincere un premio durante la finale. Noi abbiamo vinto molti concorsi, siamo stati due volte medaglie d’oro in Tailandia e Repubblica Ceca, è vero che è soddisfacente ma in certi casi serve un posto dove cantare per la bellezza della musica e basta.

Hai un momento che ricordi con particolare affetto o emozione delle tue esperienze al nostro Festival?

Dal punto di vista professionale, ho amato la serata di apertura del Concerto d’Apertura nella Sala Mahler di Dobbiaco. A livello emotivo, i miei studenti ricordano tantissimo il momento in cui abbiamo cantato presso il Rifugio Gallo Cedrone, a 2200 metri e dopo abbiamo fatto un’escursione verso il confine austriaco. Essere in cima a una montagna è un’emozione indescrivibile.

 

È un’emozione anche per noi avere di nuovo un pezzo di Oceano nell’alto delle Dolomiti. È la terza volta, e qualcosa ci dice che non sarà l’ultima!

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