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Qual è il tempo giusto per una buona esecuzione

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Qual è il tempo giusto per una buona esecuzione

il tempo giusto per una buona esecuzione

di Stefano Gentili, Direttore del Festival

Quando (qualche annetto fa…) mi proposero di dirigere il mio primo coro, uno dei brani che misi in repertorio fu il “Sicut Cervus” di Palestrina.
Per chi non lo conoscesse, è un mottetto – stupendo – dalla costruzione contrappuntistica piuttosto complessa, difficile da cantare e ancor più da dirigere. Il testo è l’incipit in latino del salmo 42, la cui traduzione più o meno è:

«Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio».

Durante i miei primissimi concerti la mia unica “preoccupazione” (e già con questa parola iniziavo male…) era quella di dare con precisione gli attacchi alle quattro voci. Ovviamente, veniva fuori un’esecuzione spigolosa e un po’ “strozzata”, in cui si arrivava quasi boccheggiando alla cadenza finale. Però, da bravo principiante, ero molto soddisfatto perché riuscivo a dare tutti gli attacchi a memoria!

Poi, ho avuto la fortuna di conoscere Monsignor Domenico Bartolucci, direttore per più di quarant’anni della Pontificia Cappella Sistina a Roma; nel corso della seconda edizione del Festival, infatti, avevo organizzato a San Candido un seminario sulla coralità rinascimentale e lui (a ottantadue anni…) era il docente. Uno dei brani in programma era proprio il “Sicut Cervus” che, ricordo ancora, diresse in modo memorabile durante una delle lezioni, staccando un andamento molto pacato. Subito dopo l’esecuzione, alla mia domanda sul tempo, mi fece notare che questo brano veniva tradizionalmente cantato durante la processione verso la fonte battesimale: “Immagina di camminare lungo la navata di una chiesa, insieme ad altre trenta persone, ognuna con un grosso cero acceso in mano: con quale tempo lo canteresti?”.

Quindi, ritornando alla domanda iniziale: “Qual è il giusto tempo?” azzarderei questa risposta: il tempo giusto è quello che permette al coro di PRODURRE IL SUONO MIGLIORE.

Naturalmente, sull’argomento ci sono diverse scuole di pensiero: per seguire la loro idea interpretativa, infatti, alcuni direttori forzano i tempi, altri li dilatano. Inoltre, riguardo alla scelta del tempo, non sono da trascurare fattori importanti come, ad esempio, l’acustica del luogo in cui si svolge l’esecuzione o il particolare timbro del coro.

In ogni caso, su una cosa dovremmo essere tutti d’accordo: come avrebbe detto in buon toscano (era nato vicino Firenze) Monsignor Bartolucci:

“Ri’orda ‘he il ‘antore ha da prender fiato!!”

 

Buona Musica a tutti!
Stefano Gentili, il Direttore del Festival

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